Carlo Magno e il tesoro dei Pagani

Carlo Magno e il Castello dei Pagani

Nel 774 le armate di Carlo Magno conquistarono il nord Italia, e con esso anche la Valle Camonica. Da questo fatto storico nacque una leggenda che, per secoli, ha alimentato l’immaginario della valle. Il re franco, divenuto imperatore e accompagnato da sette vescovi, avrebbe risalito le Alpi da Bergamo a Carisolo, in Trentino, passando per tutta la Valle Camonica e sottomettendo i castelli dei signori locali, chiamati “pagani”. Questi venivano spinti alla conversione o puniti con la morte, e ogni vittoria era seguita dalla costruzione di una chiesa, arricchita di indulgenze.

La leggenda, tramandata in molte varianti, rispondeva al bisogno delle classi nobiliari della Valle e degli altri territori alpini di legittimare i propri privilegi religiosi, difendere le autonomie locali e far risalire la propria origine a un passato illustre.

A Villa Dalegno il racconto si intreccia con quello del Castèl, il dosso che domina il paese, dove la tradizione vuole sorgesse l’antico castello dei pagani. Qui i signori locali avrebbero fuso le loro ricchezze in un vitello d’oro e scavato cunicoli che conducevano fino al passo del Gavia. Ancora nel Novecento gli abitanti di Villa scavavano alla sua ricerca: segno della tenacia di una leggenda sospesa tra storia e mito.

Le baite che ancora oggi si vedono sul dosso del Castel conservano tracce di antiche murature. Alcuni studiosi locali hanno ipotizzato che possano derivare da una primitiva struttura militare, che avrebbe ispirato il mito del castello.

Il vitello d’oro 

Al disopra di Villa Dalegno, verso nord, si erge un dosso detto “Castèl”; la leggenda vuole in tempi antichi vi fosse un castello, appartenuto ai nobili Dalignum.

Questi signori, pagani, con l’arrivo di Carlo Magno fuggirono dal castello. Si dice che, prima di scappare, fecero fondere tutti i loro ori in uno stampo a forma di vitello, per poi nasconderlo nelle gallerie segrete che dal castello scendevano verso il paese; si racconta anche che i pagani, nell’allontanarsi, esclamassero: “Andiamo via da Villa Dalegno, ma lasciamo più oro che legno!”

In tempi successivi alcuni abitanti di Villa decisero di scavare tra le rovine del castello, sperando di trovare il “Vitello d’oro”, ma senza risultato. Si cercò allora l’aiuto una strega di Schilpario, che si diceva avesse poteri divinatori.

La strega, dietro lauto compenso, indicò loro dove scavare e predisse anche che in una stanza avrebbero trovato la chiave che apriva la segreta dove era custodito il vitello d’oro. Gli scavi, così guidati, ripresero, e sotto una cascina costruita con delle pietre del castello fu trovato un locale ancora ben ordinato, con un lavandino ed una fontanella in granito.

Mentre già si iniziavano a intravedere parti di una galleria, che facevano pensare di essere sulla buona strada, ad un tratto dal nulla sbucò un gatto che finì schiacciato sotto i sassi che stavano cadendo.

Alla morte del gatto la galleria crollò e gli uomini furono colti dalla paura: pensando fosse stato il diavolo ad orchestrare il tutto, presi dal panico, abbandonarono l’impresa senza nessuno più proseguisse negli scavi.

Ancora oggi il leggendario tesoro è ancora là nel dosso a nord di Villa, in attesa che intrepidi cercatori lo recuperino dal suo nascondiglio.

Citazione

“La Villa resta à manca di Poia, meglio esposta all’aprico, luogo tutto borgato, numeroso di gente, che conta  riguardevoli famiglie. E sopra d’esso, all’alto nel monte, v’è pure un’eminenza, che conserva il nome di Castello, per memoria di ciò che vi fu ne’ prischi tempi, devorato poi dai susseguenti”.

Gregorio di Valcamonica, Curiosi Trattenimenti concernenti ragguagli sacri e profani de’ popoli Camuni, 1698

Itinerario: Verso il castello dei Pagani

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Una irta salita di circa 30′ conduce dal borgo di Villa Dalegno alle case montive del Castèl, dove la leggenda racconta che i pagani avessero la loro fortezza. Alcuni muraglioni a barbacane sono ancora visibili, incorporati negli edifici rurali.

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