
Per secoli la pastorizia fu la principale risorsa economica della Dalania. Nel 1573, nel solo comune di Dalegno, si contavano oltre 27.000 ovini e quasi 1.000 bovini: un numero impressionante, che testimonia la centralità di questa attività.
In inverno i pastori lasciavano la valle per scendere verso le pianure del Veronese, del Cremonese e del Milanese. Partivano dopo la festa di San Michele, il 29 settembre, e tornavano solo a maggio: per mesi interi gran parte degli uomini dai sedici ai sessant’anni viveva lontano da casa. Con il ritorno dell’estate riprendeva la monticazione: i greggi salivano ai pascoli alti di Somalbosco, del Linge e di Caione, ma anche oltre confine, in Valfurva e in Vallombrina, territori appartenenti a stati diversi — segno dei legami e delle interdipendenze di un’economia di montagna.
I registri parrocchiali conservano i nomi dei pastori morti durante le transumanze o nei lunghi viaggi verso la pianura. Anche le donne partecipavano alla custodia del bestiame: nel 1790 la giovane Antonia Tollarini, di soli 17 anni, morì per un sasso caduto mentre sorvegliava le vacche nei boschi di Cavaione.
I pascoli erano beni preziosi, e per la loro proprietà si combattevano vere e proprie battaglie legali. Nel 1749 un testimone di Villa riferì che i pastori di Temù avevano sconfinato con le greggi sui monti di Scrignàs, sopra Prebalduino: un piccolo episodio che mostra quanto la montagna fosse contesa, lavorata e vissuta.
La pastorizia era però anche un mestiere complesso: i pastori dovevano saper contare, leggere e scrivere per gestire contratti, accordi e confini, spesso tra stati diversi. Per questo, in epoca pre-industriale, la popolazione di Dalegno — come quella di molte vallate alpine bresciane e bergamasche — mostrava tassi di alfabetizzazione eccezionalmente alti: già prima dell’Ottocento, circa il 90% degli uomini e delle donne sapeva leggere e scrivere.
Citazione
12 giugno 1758
Libro dei morti di Vila Dalegno
Gioseppe Antonio, infante d’anni sei in circa, figlio di Pietro q. Antonio Tomasotti, nel custodir un giumento, legatosi da se con la cavezza e d’indi spaventatosi l’istesso giumento, correndo furiosamente il giumento a casa restò strozzato e lasciò il povero fanciullo. È morto si ieri l’altro, ed oggi cum exequis parvulorum è stato sepolto nel cimitero di Poia, fata la revisione.
Itinerario: Da Villa Dalegno alla malga di Somalbosco
Questo percorso porta dai monti di Villa alla costa nordoccidentale di Valle delle Messi, un tempo di proprietà del Comune di Villa.
È un percorso su mulattiera, impegnativo, di circa 3 ore.
